Il Casellante

Genova, 01 marzo 2017

Ieri sera sono tornato, dopo un po’ di tempo, a Teatro. Nel cuore del mondo teatrale genovese, al Teatro Duse, ho assistito a “Il Casellante”, edizione teatrale dell’omonimo romanzo di Andrea Camilleri.

 img_20170302_155848  img_20170301_225719

È da tanto che non vengo a teatro ma non avrei potuto chieder di meglio per questo mio “ritorno”!
«Il Casellante» è uno spettacolo semplice, un classico lavoro di Camilleri. È uno spettacolo dove si ride commuovendoci,  con la musica, originale, vera protagonista aggiunta, suonata e cantata bene, uno spettacolo in lingua, siciliana, anche questa caratteristica propria del nostro grande autore.
Siamo agli inizi della guerra, in pieno periodo fascista. La storia vede una coppia felice, Nino e Minica, casellante ferroviario con la passione della musica lui e fedele moglie lei, che hanno come vero unico desiderio quello di diventare genitori.
La vita dei due si svolge al Casello e nella bottega del barbiere vengono raccontate storie di corna vere o presunte, drammi veri o inventati tramite divertenti gags con un continuo sottofondo musicale.
Finalmente Minica rimane incinta e la coppia è euforica.
Lo sbarco alleato è imminente e i soldati, forestieri, scendono in Sicilia per costruire una fortificazione lungo la costa per contrastare un eventuale attacco dal mare. Il fascismo si mette “in evidenza” con la sua arroganza fino ad arrivare a arrestare Nino perché a loro non piace la sua musica.
Non scopro il seguito, se non andate a teatro a vedere questo lavoro prodotto dal teatro Carcano potete sempre leggere il romanzo. Dico solo che il finale è particolare e si rifà alla tradizione mitologica della Grecia antica: la metamorfosi di una donna.
Il cast è di qualità. Nino e Minica sono interpretati in maniera eccellente da Mario Incudine e Valeria Contadino, egregiamente sostenuti da Sergio Seminara, Giampaolo Romania e dai musicisti Antonio Vasta e Antonio Putzu. La voce narrante e il ruolo di jolly dello spettacolo sono affidate ad un sempre grandissimo Moni Ovadia. Le interpretazioni rendono benissimo la caratterizzazione dei personaggi, i quali rispettano le indicazioni letterarie dell’autore: il protagonista è il «buono», sempre, anche quando commette qualche cosa di illegale o cattivo, la spalla è Totò, fedele e affidabile, Minica è lo scopo di vita del protagonista. Il «cattivo» è veramente cattivo, è subdolo, falso, menzognero e farà … la fine che merita.
Moni Ovadia, con la sua classe e la sua esperienza, da solo regge e sostiene i vari ruoli che affronta: passa dal ruolo di narratore al ruolo di «cattivo» a ruoli secondari come la bizzarra mammana, il giudice e il barbiere. Mi ha molto sorpreso vederlo con gli abiti di gerarca fascista!

Se «Il Casellante» è in programma nel “Vostro” Teatro non abbiate dubbi: andate a vederlo!

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: